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Kurdistan: continuano le esecuzioni sommarie in Iran

Alle prime ore del mattino del 29 gennaio 2024 in Iran sono state eseguite le condanne a morte per impiccagione di Mohsen Mazloum, Pejman Fatehi, Vafa Azarbar ed Hezir Faramanzi. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa del regime iraniano Isna, i quattro erano accusati di pianificare un attentato contro una struttura del ministero della Difesa dedicata alla produzione di missili.

Arrestati il 22 giugno 2021 per “inimicizia contro Dio” e spionaggio in favore dello Stato di Israele, sono stati detenuti in carcere da allora, senza mai avere l’opportunità di incontrare i propri avvocati: un diritto elementare che è però negato nel contesto iraniano.

L’iter “giudiziario” non ha garantito ai quattro la possibilità di difendersi e i familiari hanno potuto incontrarli solo poche ore prima dell’esecuzione. Come consuetudine in Iran, i video delle presunte “confessioni” forzate sono stati diffusi dagli organi d’informazione di stato in due tempi diversi.

L’Iran ha anche bombardato città e villaggi nel Kurdistan iracheno, sostenendo che fossero utilizzati da spie israeliane. Sono stati almeno quattro i civili uccisi durante l’operazione, tra cui Peshraw Dizayee, un imprenditore curdo legato alla classe dirigente governativa e alcuni suoi familiari. L’abitazione di un ufficiale dell’agenzia di intelligence curda e il suo centro operativo sono stati colpiti, senza conferma di prove sulla presenza del Mossad nella zona bombardata.

L’Iran continua a eseguire condanne a morte su presunte spie di Israele, utilizzando confessioni estorte, processi farsa e negando diritti legali fondamentali.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha commentato l’ennesima alba di sangue: “le autorità si vendicano dei crimini israeliani a Gaza mettendo a morte loro cittadini accusati di spionaggio per Israele. Siamo sempre più preoccupati – ha sottolineato Noury – per la sorte di un altro condannato a morte per l’assurda accusa di spionaggio in favore di Israele: Ahmadreza Djalali, con passaporto svedese che ha svolto ricerca presso l’Università del Piemonte Orientale, nel braccio della morte dal 2017″.

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Mario Maffei