Querele bavaglio: l’Italia rinuncia alla Direttiva europea anti-SLAPP

Nonostante gli appelli dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Nazionale Stampa Italiana, il governo Meloni ha escluso la direttiva UE contro le cause pretestuose, indebolendo di fatto la libertà di stampa

Le SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation) sono azioni legali portate avanti strumentalmente contro i giornalisti. Ecco come funzionano in concreto: il politico, l’imprenditore o il colletto bianco che vogliono bloccare un’inchiesta giornalistica, intentano una serie di querele penali e/o di cause civili pretestuose, concepite sono per intimidire e mettere a tacere chi esercita il diritto di cronaca e di critica.
Il cronista, specie se free lance e senza un grosso editore alle spalle, molto spesso preferisce lasciar perdere il lavoro oggetto della querela e passare ad altro argomento.
In Italia, questo fenomeno ha assunto dimensioni strutturali. Secondo le stime dell’Ordine dei Giornalisti, ogni anno centinaia di professionisti vengono trascinati in tribunale per articoli, inchieste o post che toccano interessi economici e politici.
E anche quando il procedimento si conclude con un’archiviazione o assoluzione, il danno è già fatto: mesi di udienze, spese legali, un clima di paura che scoraggia l’inchiesta e rafforza l’autocensura.

L’iniziativa dell’Unione Europea

Per reagire a questa deriva, il Parlamento europeo ha approvato la Direttiva 2024/1069, dedicata alla protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica da procedimenti giudiziari abusivi o manifestamente infondati.
Il testo impone agli Stati membri di introdurre strumenti giuridici per filtrare rapidamente le cause intimidatorie, prevedere sanzioni per chi le promuove e garantire un sostegno alle vittime di tali abusi.
Non si tratta solo di un atto tecnico ma di un segnale politico forte: Bruxelles riconosce che la libertà di espressione non può essere difesa solo a parole, ma anche con meccanismi concreti di tutela giudiziaria.

L’appello di OdG e FNSI

In Italia, l’Ordine dei Giornalisti e il suo principale sindacato (la Federazione Nazionale della Stampa) hanno chiesto che la direttiva fosse recepita tempestivamente dalla Legislazione nazionale. Nel corso di un’audizione alla XIV Commissione Affari Europei della Camera, il presidente dell’Ordine Carlo Bartoli ha ricordato che nel Rapporto 2025 sullo Stato di diritto della Commissione europea emerge «un preoccupante declino delle condizioni dei media» e che i giornalisti «diventano sempre più spesso bersaglio di azioni giudiziarie di carattere intimidatorio».
Bartoli ha sottolineato la necessità di una norma specifica, chiara ed efficace, capace di estendere le tutele previste anche alle cause di ambito nazionale, e non solo a quelle transfrontaliere come indicato nel testo europeo. «Una tale norma – ha spiegato – sarebbe un importante contributo per rinsaldare la tutela della libertà di stampa, un valore fondamentale delle moderne democrazie che rischia di essere messo in discussione».

La decisione del Governo Meloni

Nonostante l’appello, la risposta del governo è stata negativa. La direttiva anti-SLAPP non è stata inclusa nella legge di delegazione europea. L’esecutivo ha preferito rinviare la questione, escludendo per ora ogni ipotesi di recepimento. Una scelta che, di fatto, lascia l’Italia in una posizione di ritardo rispetto ad altri Paesi europei e rischia di aprire un nuovo contenzioso con Bruxelles.

Una questione di civiltà democratica

La decisione del governo non sorprende del tutto: in più occasioni, esponenti della maggioranza hanno espresso scetticismo verso una normativa che, secondo il centrodestra, potrebbe limitare la libertà di tutelare la reputazione personale in sede giudiziaria. Ma la posta in gioco è ben diversa.
Le SLAPP non riguardano il diritto di difendersi, bensì l’uso distorto del diritto di querela come strumento di intimidazione e minaccia. E la direttiva europea, pur con i suoi limiti, rappresentava un passo avanti verso una giustizia più equilibrata e una democrazia più trasparente.
Il rifiuto di recepire la Direttiva anti-SLAPP non è solo una scelta tecnica ma un messaggio politico: la libertà di stampa continua a essere percepita come un problema di categoria, e non come una questione di civiltà democratica.
In un Paese dove ancora oggi molti giornalisti scelgono l’autocensura per timore di una querela milionaria, rinunciare a un meccanismo di tutela europeo significa accettare che il potere economico e politico possa continuare a esercitare pressione attraverso i tribunali.
«È un’occasione mancata per difendere un principio fondamentale», ha ribadito l’Ordine dei Giornalisti. E non è solo un problema dei giornalisti: è un problema di tutti i cittadini che hanno diritto a un’informazione libera, critica e indipendente.

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Mario Maffei