ORE 9:30 / 11:30
La libertà di stampa può essere svuotata senza chiudere formalmente un giornale: basta comprarlo, indebolirlo, sommergerlo di cause, sottrargli pubblicità, intimidire le fonti, controllare il servizio pubblico o lasciare territori senza redazioni. Il panel analizza lo sfratto della verità dallo spazio comune attraverso media capture, concentrazione proprietaria, SLAPP, spyware, molestie online, dipendenza dalle piattaforme e crisi del giornalismo locale. La Commissione Europea ha avviato una procedura d'infrazione contro l'Italia (insieme ad altri Paesi) per il mancato recepimento integrale della cosiddetta “direttiva anti querele bavaglio” entro la scadenza del 7 maggio 2026, per poi recepirla parzialmente, ma senza tutele concrete contro le querele temerarie sul fronte penale. Le giornaliste subiscono una pressione specifica, nella quale attacchi sessualizzati, razzismo, precarietà e delegittimazione professionale convergono per spingerle all’autocensura o all’uscita dal mestiere. Nel Mediterraneo, dove regimi autoritari, oligarchie economiche e democrazie illiberali convivono con sistemi mediatici fragili, la distinzione tra censura statale e censura di mercato diventa insufficiente. Una prospettiva femminista e decoloniale chiede inoltre quali conoscenze vengano espulse: periferie, minoranze linguistiche, migrazioni, conflitti ambientali e lavoro di cura scompaiono quando chi li vive non possiede mezzi per raccontarsi. Il panel, oltre alla diagnosi, discuterà modelli di uscita: cooperative, fondi pubblici indipendenti, newsroom transfrontaliere, licenze collettive sui contenuti usati dall’IA, reti di protezione e media commons, portando la testimonianza di giornaliste che riescono a fare inchiesta in maniera indipendente, per rispondere alla domanda: chi può finanziare l’informazione senza comprarne la voce? Come misurare il valore pubblico di una notizia? La verità non deve essere ospite precaria della democrazia, ma una casa comune dotata di risorse, diritti e serrature contro il potere. E difendere il giornalismo significa redistribuire potere, denaro, tecnologie e capacità di pubblicare.
Argomenti deontologici: articoli 13, 16, 17, 18, 19, 20, 21 del codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti
Modera:
Marilù Mastrogiovanni, fondatrice Forum delle giornaliste del Mediterraneo
Intervengono:
Grazia Pia Attolini, Ossigeno per l’Informazione
Antonella Napoli, direttrice Focus on Africa
Raffaella Della Morte, Ossigeno per l’Informazione
Peppino Mennella, Ossigeno per l’Informazione
ORE 9:30 / 11:30
ORE 12:00 / 14:00
Le grandi trasformazioni contemporanee – intelligenza artificiale, transizione digitale, crisi climatica, mutamento del lavoro e dei sistemi di cura – non sono neutre rispetto al genere. Il panel interroga l’innovazione come campo di potere: chi produce conoscenza, chi decide, quali corpi e quali esperienze diventano visibili, quali restano ai margini. A partire dalle evidenze del Rapporto GETA 2026, il confronto mette in relazione bias algoritmici, divari digitali, medicina genere-specifica, leadership, valutazione della ricerca e giustizia climatica, mostrando come le disuguaglianze possano riprodursi anche dentro i dispositivi che promettono progresso. La prospettiva di genere diventa così una chiave epistemica e politica per ripensare scienza e innovazione, non come processi astratti o inevitabili, ma come infrastrutture sociali da governare democraticamente, affinché pluralità, cura, inclusione e responsabilità diventino criteri sostanziali della trasformazione. Il corretto linguaggio di genere e la pari rappresentanza di genere su ogni mass media diventa così un dovere deontologico per giornaliste e giornalisti; una rivoluzione culturale per decostruire le radici della violenza.
Temi deontologici: art. 1-2-3-4-5, 13 del Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti e Carte deontologiche.
Modera:
Sabino Di Chio, Uniba
Intervengono:
Serenella Molendini, Componente Osservatorio GETA CNR, , esperta in politiche di genere e diritto antidiscriminatorio
Sveva Avveduto, presidente GETA CNR
Lella Ruccia, Consigliera di parità Regione Puglia
Giuliana Rubbia, Senior Technologist e Presidente Commissione EDI, INGV
ORE 12:00 / 14:00
ORE 16:00 / 18:00
Il corpo delle donne è l'ultima frontiera dell'estrattivismo capitalistico? Dalla medicina costruita intorno al paradigma maschile alla violenza ostetrica, dalla patologizzazione dei processi fisiologici alla mercificazione della fertilità, il panel indaga le forme attraverso cui la politica, le istituzioni sanitarie e l’industria biomedica trasformano il corpo femminile in territorio di appropriazione, sorveglianza e produzione di valore. Il dolore non riconosciuto, il piacere cancellato dalle mappe anatomiche, l'autodeterminazione riproduttiva subordinata alle esigenze demografiche ed economiche rivelano la persistenza di un ordine epistemico patriarcale, nel quale le donne sono state storicamente considerate oggetti della conoscenza medica più che soggetti capaci di produrla. Il confronto attraversa la violenza ginecologica e ostetrica e i tabù sulla sessualità e sulla salute sessuale delle donne, interrogando il confine tra innovazione terapeutica e nuove forme di estrazione di valore dai corpi.
Ma il corpo non è soltanto il luogo in cui si esercita il potere: è anche un archivio di saperi situati, resistenze e possibilità di autodeterminazione. Quale medicina può riconoscere l'esperienza incarnata come fonte legittima di conoscenza? Quale giornalismo può sottrarre i corpi alla narrazione della sofferenza individuale per rendere visibili le responsabilità sistemiche? La posta in gioco è ripensare la salute come diritto collettivo, sottraendo la riproduzione, la cura e il piacere alle logiche dell'appropriazione e restituendoli alla libertà delle persone.
Argomenti deontologici: articoli 8, 9, 11, 13, 26 del codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti
Modera:
Mario Maffei, divulgatore scientifico, giornalista UNAMSI
Intervengono:
Domitilla Pirro, giornalista, scrittrice, podcast “A Gambe larghe”, Mondadori Studios, autrice “Utero con vista”, effequ
Benedetta Petroni, scrittrice, podcast “A Gambe Larghe” Mondadori studios, autrice “Utero con vista”, effequ
Valentina Isernia, giornalista, APS Giornaliste del Mediterraneo
ORE 16:00 / 18:00