Come prevenire la diffusione non consensuale di immagini intime (NCII)

Anche il linguaggio pop può “hackerare” la violenza di genere digitale. Ecco il progetto Hack the Violence

(a cura di Francesca Fuggetti)

Definirlo revenge porn è riduttivo, liquidarlo come la classica bravata sul web significa esserne complici. Con il progetto “Hack the Violence”, CADMI e PermessoNegato abbattono l’alibi del nostro tempo: la colpa non è mai di chi si fida, ma di chi sceglie di cliccare su “Condividi”.

Un tema spesso ignorato ma sentitissimo da moltissime donne e ragazze, a dimostrazione della capacità visionaria del programma NORA against GBV, che ha coraggiosamente deciso di co-finanziare con i fondi dell’Unione Europea anche alcuni progetti non convenzionali.

Schermi che bruciano: il corpo esposto e la gogna del victim blaming

Una ragazza cammina nei corridoi della sua università ma attorno a lei non c’è la solita routine di lezioni ed esami: ad attenderla c’è un muro di sguardi, il brusio dei bisbigli e le risate soffocate alle sue spalle. È la scena centrale dello spot per la campagna Annulla la violenza, condividi il rispetto. All’improvviso la protagonista si ritrova spogliata di ogni protezione, messa a nudo davanti a decine di sconosciuti. Non perché sia davvero svestita, ma perché uno scatto intimo, inviato in un momento di complicità di coppia, ha tradito un patto d’intimità ed è rimbalzato nelle chat di centinaia di persone. Senza il suo consenso, senza che lei potesse fare nulla per fermarlo.

Lo smartphone non è un mondo a parte: ciò che succede online è vita reale. La violenza subita attraverso lo schermo non resta sigillata nella memoria di un telefono, ma devasta la salute mentale, isola e toglie la libertà di muoversi nel mondo reale senza paura. I numeri lo dimostrano chiaramente: secondo il report dell’Osservatorio indifesa di Terre des Hommes e Scomodo, il 66% dei giovani considera la rete il luogo in cui è più probabile assistere o subire episodi di violenza. La diffusione non consensuale di materiale intimo (NCII) è indicata dal 59,2% degli under 30 (percentuale che sale al 64,4% tra le ragazze) come il principale pericolo della vita online, superando persino cyberbullismo, stalking e molestie.

Solo in Italia parliamo di un’epidemia che travolge oltre due milioni di donne e ragazze, secondo le stime di PermessoNegato. Un dato imponente che nasconde una tragedia nell’ombra: circa 300.000 vittime hanno dichiarato di aver avuto pensieri suicidi, schiacciate dal peso della vergogna e dall’isolamento. Eppure, per anni la risposta delle istituzioni e dell’opinione pubblica è stata fallimentare. Invece di fermare i responsabili della diffusione dei materiali, ci si è accaniti sulla parte lesa con un victim blaming ipocrita. Assolvere chi compie l’abuso e processare chi lo subisce: è questo il risultato ottenuto dopo anni di raccomandazioni paternaliste, dal classico “non scattarti quelle foto” al più subdolo “fai attenzione a chi ti fidi”.

Oltre il tabù della fiducia: riscrivere la mappa della responsabilità

Il progetto Hack the Violence nasce proprio per spezzare questa catena. Come spiega Gabriele Porta di Naked Studio, l’agenzia che ha guidato l’aspetto creativo della campagna, scambiarsi contenuti intimi non è un errore né una colpa: appartiene al desiderio, al gioco, all’amore. È, prima di tutto, un atto di fiducia. La violenza comincia un secondo dopo, quando quel legame viene tradito, calpestato e trasformato in un’arma di controllo.

L’iniziativa punta così i riflettori sulla responsabilità morale e sociale: la colpa non è mai di chi si fida, ma di chi infrange quella promessa e diffonde materiale NCII.

Si tratta di un ribaltamento di prospettiva che riporta la questione al suo nucleo politico e culturale — il controllo dei corpi e delle scelte femminili — come sintetizza senza mezzi termini Manuela Ulivi, presidente di CADMI (Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate): “L’esperienza data dall’ascolto di migliaia di donne mi fa dire che, seppure in nuove forme, il dominio maschile viene ancora esercitato attraverso il controllo delle loro vite. La radice è sempre la stessa: la volontà di contenimento della forza delle donne e della loro possibilità di vivere libere e come desiderano”.

Il ritmo della Gen Z e l’architettura del consenso: la rete che protegge

Senza cedere a facili prediche, lo spot diretto da Matteo Di Gioia per The Jack Stupid sceglie la strada più difficile e intelligente: parlare la lingua della Gen Z. Si sintonizza sulla sua frequenza attraverso un brano trap inedito, impastato dello slang amato dalle nuove generazioni (“manda una foto solo se vuoi… giuro baby la so custodire, non la faccio girare”). Il video si trasforma in una simulazione, un bivio interattivo in cui sullo schermo del telefono compaiono due opzioni: “Condividi” e “Annulla”. Basta un tap sul primo per scatenare l’inferno e stritolare la vita della protagonista. Ma il nastro si riavvolge e la scena si resetta. Il display mostra nuovamente le due opzioni e questa volta il ragazzo sceglie “Annulla”: la ragazza resta libera. La campagna mette il pubblico davanti alla sola verità che conta: la violenza digitale non è mai un incidente inevitabile, ma una scelta precisa.

Nessuna battaglia culturale si vince da soli, ed è qui che Hack the Violence mostra la sua forza: nella capacità di fare rete. Il progetto salda la storia quarantennale di CADMI – che dal 1986 a oggi ha supportato oltre 38.000 donne – con l’operatività d’avanguardia di PermessoNegato, unico punto di riferimento in Italia a offrire tutela tecnologica, legale e psicologica gratuita alle vittime, oltre a operare come Trusted Flagger per i colossi social.

Proprio per questo la campagna non si limita allo spot, ma entra direttamente nelle scuole e nelle comunità educanti con percorsi di formazione sul campo. Insegnare che la fiducia non si svende e che il rispetto è una scelta attiva non è una semplice nota pedagogica: è l’unico modo per garantire che l’intimità torni a essere un luogo sicuro. E non una trappola da cui dover scappare.

QUI LA CAMPAGNA INSTAGRAM: https://www.instagram.com/reels/Da0PFPIo_EU/

Il progetto NORA against GBV cofinanziato dall’Unione Europea e promosso da Fondazione Realizza il Cambiamento e ActionAid International Italia E.T.S. intende contribuire alla prevenzione e al contrasto della violenza maschile contro le donne in Italia attraverso il sostegno, il potenziamento e lo sviluppo delle capacità delle organizzazioni della società civile (OSC) attive a livello nazionale, regionale e locale. Il progetto coinvolge 50 realtà attive in tutta Italia, creando così una rete del cambiamento in grado di ascoltare e rispondere ai bisogni specifici e concreti di ogni territorio e comunità.

Il contenuto di questa comunicazione rappresenta l’opinione degli autori che ne sono esclusivamente responsabili. Né L’Unione europea né la DG JUST possono ritenersi responsabili per le informazioni che contiene né per l’uso che ne venga fatto. Analogamente non possono ritenersi responsabili ActionAid International Italia E.T.S. e Fondazione Realizza il Cambiamento.

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