Gomitoli: un edu-game per cambiare le parole che descrivono gli abusi nell’infanzia

Dalle drammatiche esperienze delle persone survivor è nato un gioco (disponibile gratuitamente) per ripensare il modo in cui la violenza sui minori viene raccontata dai media e dalla società. Ideato da Meti APS di Milano nell’ambito del progetto NORA against GBV

Siccome “le parole sono importanti”, è lecito domandarsi: come raccontiamo sui giornali o sui social gli abusi sessuali e i maltrattamenti subiti durante l’infanzia? Quali parole utilizziamo? E soprattutto, quanto spazio lasciamo alla voce di chi ha vissuto queste esperienze? Sono domande che riguardano da vicino il mondo dell’informazione, spesso condizionato da rappresentazioni stereotipate, narrazioni sensazionalistiche o da un linguaggio che rischia di alimentare stigma e isolamento.

Per affrontare questo tema nasce Gomitoli, un progetto di Meti APS che prova a cambiare prospettiva, mettendo al centro le persone survivor, ovvero le persone adulte che hanno subito abusi e maltrattamenti durante l’infanzia. L’associazione milanese, unica realtà italiana interamente composta da survivor, ha ideato un percorso che unisce ascolto, ricerca e sperimentazione educativa, con l’obiettivo di promuovere una narrazione pubblica più consapevole, rispettosa e inclusiva.

GOMITOLI è un’opportunità rivolta in particolare a giornaliste e giornalisti, redazioni, educatrici ed educatori, operatrici e operatori dei servizi, associazioni e a tutte le persone interessate a comprendere meglio il fenomeno degli abusi nell’infanzia.

La voce delle survivor per superare gli stereotipi

Meti APS ha sviluppato l’edu-game in collaborazione con due realtà: il CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia), che ha curato l’ambito della ricerca, e AMALO OdV, impegnata nella gestione e nel supporto dei gruppi di Auto Mutuo Aiuto.

Il confronto ha permesso di raccogliere esperienze, riflessioni e bisogni di donne adulte che hanno subito violenze sessuali e maltrattamenti da bambine. Una delle questioni emerse riguarda proprio il modo in cui i mezzi di comunicazione rappresentano queste vicende: chi ha vissuto un abuso come si sente quando legge sui giornali una storia simile alla propria? Quali parole vorrebbe trovare? Quali rappresentazioni possono aiutare a comprendere la complessità di queste esperienze, senza ridurre le persone a vittime passive o trasformare chi commette violenza in una figura mostruosa e distante dalla realtà?

E ai tempi degli Epstein files, di quell’abisso di orrore che sembra scoperchiarsi in alcuni inquietanti ambienti dell’alta società americana e occidentale, la questione del linguaggio investe direttamente il giornalismo. Le narrazioni semplificate possono contribuire a mantenere invisibili le dinamiche della violenza, soprattutto quando questa si consuma negli ambienti familiari e domestici, spesso considerati luoghi sicuri. Cambiare il racconto significa anche riconoscere la complessità del fenomeno e restituire dignità e soggettività a chi lo ha attraversato.

Magic Box: un gioco per imparare a raccontare diversamente

Dall’ascolto e dal lavoro collettivo è nato Gomitoli, un edu-game che utilizza il linguaggio del gioco per stimolare una riflessione sugli abusi nell’infanzia e sulle parole con cui vengono descritti. Il suo elemento centrale è la Magic Box, uno strumento educativo ispirato al meccanismo delle escape room da tavolo. Non una lezione frontale e nemmeno un manuale di istruzioni su come affrontare il tema, ma un’esperienza partecipativa che lascia spazio alle percezioni, alle domande e alle elaborazioni personali di chi vi prende parte.

L’intento è aprire un confronto sul rapporto tra linguaggio, rappresentazione e violenza, aiutando a riconoscere gli stereotipi e a individuare modalità di comunicazione più rispettose. Il gioco è stato sperimentato anche in diversi contesti, tra cui alcuni Centri antiviolenza, dove ha offerto occasioni di confronto sugli abusi subiti durante l’infanzia e sul modo in cui queste esperienze possono riaffiorare nei percorsi di uscita dalla violenza.

Scarica Gomitoli: è gratis ma è consigliato un contributo

La Magic Box, il gioco e i materiali sono infatti disponibili online, con la possibilità di scaricarli gratuitamente (anche se la piattaforma consente di lasciare una donazione; apzione che la redazione di giornaliste.org suggerisce caldamente…)

👉 SCARICA GRATUITAMENTE GOMITOLI – LA MAGIC BOX

La pagina mette a disposizione diversi materiali: il manuale per chi facilita l’attività, quello per replicare l’edu-game, gli handout, un approfondimento tematico e i materiali da stampare. È quindi possibile conoscere il percorso, organizzare un’esperienza di gioco e riproporre l’attività in altri contesti educativi e formativi. La piattaforma consente anche di effettuare una donazione volontaria, interamente destinata a Meti APS.

NORA against GBV: una rete europea per contrastare la violenza di genere

Gomitoli si inserisce in un programma più ampio di prevenzione e contrasto della violenza maschile contro le donne: NORA – Network of Organizations for Rights and Autonomy against gender-based violence.

Il programma è promosso da ActionAid International Italia E.T.S. e Fondazione Realizza il Cambiamento e cofinanziato dall’Unione Europea, nell’ambito del programma CERV (Citizens, Equality, Rights and Values).


l progetto NORA against GBV cofinanziato dall’Unione Europea e promosso da Fondazione Realizza il Cambiamento e ActionAid International Italia E.T.S. intende contribuire alla prevenzione e al contrasto della violenza maschile contro le donne in Italia attraverso il sostegno, il potenziamento e lo sviluppo delle capacità delle organizzazioni della società civile (OSC) attive a livello nazionale, regionale e locale. Il progetto coinvolge 50 realtà attive in tutta Italia, creando così una rete del cambiamento in grado di ascoltare e rispondere ai bisogni specifici e concreti di ogni territorio e comunità.

Il contenuto di questa comunicazione rappresenta l’opinione degli autori che ne sono esclusivamente responsabili. Né L’Unione europea né la DG JUST possono ritenersi responsabili per le informazioni che contiene né per l’uso che ne venga fatto. Analogamente non possono ritenersi responsabili ActionAid International Italia E.T.S. e Fondazione Realizza il Cambiamento.

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