Dal 12 al 25 novembre 2026, la Santissima Community Hub ospita la terza edizione del MUPA promosso da ActionAid. Ventisei opere, incontri, laboratori e spettacoli per mettere in discussione stereotipi e modelli culturali che alimentano le disuguaglianze e la violenza.
Provate a immaginare un futuro in cui il patriarcato non esiste più: è estinto. Un mondo in cui la violenza di genere e le disuguaglianze appartengono soltanto ai libri di storia. A ricordare quel tempo lontano resta un museo con opere, reperti e testimonianze di ciò che nel 2026 era considerato normale e che nel museo diventa qualcosa da osservare, interrogare e mettere in discussione: stereotipi, comportamenti e modelli culturali che alimentano la violenza maschile contro le donne e le persone marginalizzate per la propria identità di genere vengono raccontati come testimonianze di un passato che vogliamo superare.
È questa la suggestione da cui nasce il MUPA – Museo del Patriarcato, il progetto ideato e promosso da ActionAid, che dopo le tappe di Roma e Milano arriva a Napoli. Dal 12 al 25 novembre 2026, gli spazi de La Santissima – Community Hub, in Vico Trinità delle Monache, ospiteranno una nuova edizione del museo, in concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre.
Il percorso espositivo accompagnerà visitatrici e visitatori in un viaggio simbolico nel 2146, un futuro immaginario nel quale la parità di genere è diventata realtà. Da questa prospettiva, oggetti e consuetudini del nostro tempo si trasformano in reperti da osservare con occhi diversi, per riconoscere quanto siano ancora radicati nella vita quotidiana comportamenti e rapporti di potere che spesso consideriamo normali.
Ventisei opere per raccontare il presente
L’edizione napoletana presenta 26 opere, di cui due inedite, tra cimeli, reperti, diorami e installazioni interattive. Ogni elemento invita a riflettere su aspetti della società contemporanea: dalla divisione dei ruoli familiari agli stereotipi sull’identità di genere, dalle discriminazioni nel lavoro alla rappresentazione dei corpi, fino alle diverse forme di controllo e limitazione della libertà femminile.
Tra i temi affrontati ci sarà anche la violenza negli ambienti digitali, con una nuova ricerca di ActionAid sulla diffusione del sessismo e della misoginia online e sulle comunità della cosiddetta manosfera, che contribuiscono a diffondere contenuti antifemministi e modelli relazionali discriminatori.
Un tema che riguarda direttamente anche il mondo dell’informazione. Il modo in cui vengono prodotti e condivisi i contenuti contribuisce infatti alla costruzione dell’immaginario collettivo. Per questo il MUPA invita a interrogarsi sulla responsabilità dei media nel contrastare stereotipi, discriminazioni e narrazioni che rischiano di normalizzare la violenza.
Non soltanto una mostra: incontri, laboratori e spettacoli
Il museo sarà accompagnato da un programma di iniziative gratuite che coinvolgerà associazioni, centri antiviolenza, reti femministe, artiste e realtà culturali del territorio campano. Per due settimane La Santissima diventerà uno spazio di partecipazione e confronto, con talk, workshop, laboratori, performance artistiche, stand-up comedy e musica. Sono previste anche attività dedicate alle scuole, per coinvolgere studentesse e studenti in percorsi di educazione e consapevolezza.
Tra gli ospiti figurano autrici, autori, giornaliste, artiste e attiviste, tra cui Annalisa Camilli, Marina Cuollo, Mapi Danna, Francesca Vecchioni, Giulia Blasi, Claudia Durastanti, Djarah Kan e Manolo Farci.
L’inaugurazione è prevista per giovedì 12 novembre, con l’apertura ufficiale al pubblico dalle 18.30. La serata vedrà la partecipazione di Aurora Leone, Donatella Messina e Martina Tinnirello del collettivo The Jackal, madrine dell’edizione napoletana, e della rapper Lina Simons.
Il programma proseguirà con appuntamenti dedicati al rapporto tra genere e sport, alla rappresentazione delle donne, all’autodeterminazione e alla prevenzione della violenza. Sono previsti anche laboratori di autorappresentazione, gruppi di lettura, attività esperienziali e incontri con le operatrici dei centri antiviolenza.
La scelta di Napoli valorizza inoltre il ruolo delle realtà locali impegnate nella promozione dei diritti e dell’autonomia delle donne, in un territorio nel quale le questioni di genere si intrecciano con disuguaglianze economiche e sociali, accesso al lavoro, alla casa, alla salute e all’istruzione.
Come visitare il MUPA: ingresso gratuito
La visita al Museo del Patriarcato è gratuita, ma è necessario registrarsi attraverso Eventbrite.
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Anche la partecipazione a talk, workshop e laboratori è gratuita, fino a esaurimento dei posti disponibili. Per partecipare occorre consultare il programma, selezionare l’iniziativa di interesse e completare la registrazione attraverso il relativo collegamento Eventbrite. Chi prenota uno degli eventi avrà automaticamente accesso anche alla visita del museo.
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Immaginare il futuro per cambiare il presente
Il MUPA non propone soltanto una visione di un futuro lontano, ma pone una domanda che riguarda direttamente il nostro tempo: quali comportamenti, convinzioni e abitudini dobbiamo abbandonare affinché quel futuro possa diventare realtà?
La violenza maschile contro le donne non si contrasta soltanto intervenendo quando si manifesta, ma anche riconoscendo e trasformando le condizioni culturali che la rendono possibile. Significa agire sulle radici della violenza, mettendo in discussione stereotipi, rapporti di potere e modelli sociali che continuano a limitare libertà e autodeterminazione.
Con il Museo del Patriarcato, ActionAid invita a rendere visibile ciò che spesso viene considerato normale. Perché guardare il presente come se appartenesse già al passato può aiutarci a riconoscerne le contraddizioni e a immaginare alternative.
Il patriarcato non è ancora un reperto da museo. Ma il cambiamento può cominciare da oggi.