Gaza, mille giorni di guerra: la strage infinita dei bambini

Mille giorni di guerra a Gaza, e i bambini continuano a morire: una Commissione d’inchiesta ONU ha concluso che Israele ha preso deliberatamente di mira i minori palestinesi, in atti che configurano genocidio e crimini di guerra. Almeno 21.000 bambini sono stati uccisi, 800.000 sfollati e 245.000 a rischio malnutrizione, mentre nella sola settimana successiva al rapporto ONU altri sette bambini sono stati uccisi tra Gaza e Cisgiordania. Save the Children chiede un cessate il fuoco definitivo

Mille giorni di guerra. Mille giorni in cui i bambini di Gaza continuano a morire, mentre la comunità internazionale resta incapace di fermare il conflitto e di garantire una reale protezione ai minori. A fotografare questa tragedia è un insieme di rapporti e dati diffusi da agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie, che descrivono una crisi senza precedenti.

Il 23 giugno 2026 la Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite (COI) ha pubblicato un rapporto in cui conclude che le autorità israeliane e le forze di sicurezza hanno deliberatamente preso di mira i minori palestinesi, contestando violazioni che, secondo la Commissione, configurano genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza, oltre a crimini di guerra in Cisgiordania.

Nei giorni successivi alla pubblicazione del rapporto, secondo Save the Children, altri sette bambini palestinesi sono stati uccisi: sei nella Striscia di Gaza durante bombardamenti e raid aerei, tra cui una bambina di appena un anno morta in un attacco contro un campo di sfollati a sud di Gaza City, e un ragazzo di 15 anni ucciso durante un’operazione militare ad Al-Bireh, in Cisgiordania.

«Per quanto tempo ancora i bambini palestinesi dovranno pagare il prezzo di una guerra e di un’occupazione di cui non hanno alcuna responsabilità?», ha dichiarato Ahmad Alhendawi, direttore regionale di Save the Children per Medio Oriente, Nord Africa ed Europa orientale, denunciando che gli attacchi contro i minori sono proseguiti anche dopo la pubblicazione delle conclusioni della Commissione ONU.

Le cifre della guerra restano impressionanti. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, riportato dall’Health Cluster delle Nazioni Unite, tra il 7 ottobre 2023 e il 27 giugno 2026 sono stati uccisi 73.054 palestinesi e altri 173.480 sono rimasti feriti. L’UNICEF conferma la morte di almeno 21.000 bambini, precisando che il bilancio potrebbe essere ancora più alto perché molti minori risultano dispersi sotto le macerie. Dall’annuncio del cessate il fuoco dell’ottobre 2025, sempre secondo l’UNICEF, altri 275 bambini hanno perso la vita.

Dietro i numeri ci sono storie. Un bambino di otto anni è stato ucciso quando un drone israeliano ha colpito le tende degli sfollati a Deir al-Balah. Una ragazza di 13 anni è morta a causa delle schegge di un bombardamento nel sud della Striscia. Raghad Ashour, 18 anni, è stata uccisa mentre stava andando a sostenere gli esami di maturità.

La guerra continua a devastare ogni aspetto della vita dei più piccoli. Secondo l’UNICEF oltre 800.000 bambini sono sfollati, circa l’80% della popolazione minorile della Striscia. Più di 7.000 risultano separati o non accompagnati, mentre circa 625.000 bambini hanno perso tre anni di istruzione a causa delle continue interruzioni scolastiche. L’UNFPA riferisce che il 96% dei bambini di Gaza vive nella costante percezione che la morte sia imminente.

Le testimonianze raccolte da Save the Children raccontano un’infanzia sospesa. Amani, 14 anni, sogna di tornare a scuola e vivere «come qualsiasi ragazza in altri Paesi». Bisan desidera soltanto poter rientrare a casa. Reem, sedici anni, continua a sperare di diventare medico.

Alla violenza si aggiunge la fame. Secondo l’OCHA circa 245.000 bambini sono a rischio o già colpiti da malnutrizione, mentre l’ingresso degli aiuti umanitari resta fortemente limitato e il costo del cibo è ormai proibitivo per gran parte delle famiglie. Ahlam, madre di due gemelli malnutriti, racconta di non riuscire più a comprare alimenti sufficienti per i figli e di assistere impotente al loro progressivo deperimento.

Anche le prospettive di ricostruzione restano lontane. La Banca Mondiale stima che oltre 370.000 abitazioni, pari a circa il 77% del patrimonio residenziale della Striscia, abbiano subito danni. Secondo l’OCHA, inoltre, la popolazione palestinese è oggi confinata in meno del 40% del territorio di Gaza, mentre continuano ad ampliarsi le aree sottoposte a controllo militare israeliano.

La violenza non risparmia neppure la Cisgiordania. Secondo l’OCHA, dal 7 ottobre 2023 al 21 giugno 2026 sono stati uccisi 1.105 palestinesi, tra cui almeno 242 bambini. Il 29 giugno un altro minore è stato ucciso ad Al-Bireh durante un’operazione delle forze israeliane.

Sul piano istituzionale cresce anche la tensione con le agenzie delle Nazioni Unite. Il 30 giugno forze israeliane e funzionari del Comune di Gerusalemme sono entrati senza autorizzazione nel centro di formazione dell’UNRWA di Kalandia, a Gerusalemme Est occupata, intimando la chiusura della struttura. Il portavoce del Segretario generale dell’ONU ha definito l’episodio una violazione dell’inviolabilità dei locali delle Nazioni Unite. Dall’inizio della guerra, l’UNRWA riferisce che sono stati uccisi 392 membri del proprio personale o collaboratori impegnati nelle attività dell’Agenzia.

Per Save the Children, questi mille giorni rappresentano il fallimento della comunità internazionale nel proteggere un’intera generazione di bambini. L’organizzazione chiede un cessate il fuoco permanente, l’accertamento delle responsabilità per i crimini commessi contro i minori, l’avvio di indagini indipendenti e la sospensione del trasferimento di armi verso Israele, oltre all’interruzione di rapporti economici collegati agli insediamenti israeliani nei territori occupati, richiamando il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 2024.

Mille giorni dopo l’inizio della guerra, il bilancio continua ad aggravarsi. Per migliaia di bambini palestinesi il conflitto non significa soltanto la perdita della casa o della scuola, ma della stessa possibilità di vivere un’infanzia.

Fonti: UN Commission of Inquiry (COI); UNICEF – State of Palestine, Humanitarian Situation Update; Site Management Cluster (SMC/CCCM Cluster); UNFPA; Save the Children; Ministero della Salute di Gaza/Health Cluster; OCHA (Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari); World Bank, Gaza Rapid Damage and Needs Assessment (RDNA) 2026; UNRWA, rapporti di situazione; PBS, Associated Press.

Foto e video meSSi a disposizione da UNRWA multimedia resources here

CREDITS: UNRWA IDP Shelter – New Gaza Boys’ Schools A & B
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Mario Maffei