Giustizia per Daphne Caruana Galizia: due condanne all’ergastolo

Dopo quasi otto anni di indagini, omertà e pressioni internazionali, la giustizia maltese ha compiuto un passo decisivo: Jamie Vella e Robert Agius, due figure centrali nel caso Daphne Caruana Galizia, sono stati condannati all’ergastolo per aver fornito l’ordigno esplosivo che il 16 ottobre 2017 uccise la giornalista investigativa mentre lasciava la sua abitazione a Bidnija.

La sentenza, arrivata martedì 10 giugno 2025 presso la Corte di primo grado di Valletta, segna un punto di svolta nella complessa e travagliata inchiesta sull’omicidio che ha scosso non solo Malta, ma l’intera Unione Europea. La giornalista Caruana Galizia, 53 anni, era nota per le sue indagini sulla corruzione politica e sul malaffare d’élite. Le sue inchieste, incentrate su traffici illeciti e legami tra potere e finanza, avevano fatto tremare gli alti ranghi dello Stato, fino ad arrivare a toccare il cuore dell’ex governo Muscat, crollato nel 2020 sotto la pressione dello scandalo.

Secondo quanto emerso nel corso del processo, Vella e Agius hanno avuto un ruolo chiave nel reperire e fornire l’esplosivo utilizzato per l’attentato, un’azione commissionata, secondo l’accusa, dal magnate Yorgen Fenech, attualmente sotto processo per essere il presunto mandante dell’omicidio. La bomba fu poi materialmente piazzata sull’auto della giornalista dai fratelli George e Alfred Degiorgio, già condannati nel 2022 a quarant’anni di carcere ciascuno.

La Corte ha anche pronunciato altre due condanne all’ergastolo nei confronti di Adrian Agius e dello stesso George Degiorgio per un omicidio precedente, quello dell’avvocato Carmel Chircop, ucciso nel 2015. Un crimine che, secondo l’accusa, faceva parte di un più ampio reticolo di intimidazioni e regolamenti di conti nell’ambiente criminale maltese.

Il processo si è svolto in un clima di altissima tensione, accompagnato da una fortissima attenzione mediatica internazionale. Le organizzazioni per la libertà di stampa, tra cui il Committee to Protect Journalists e ARTICLE 19, hanno accolto il verdetto come un passo importante nella lotta all’impunità. Ma la soddisfazione è stata accompagnata da un appello unanime a non fermarsi qui.

“Questa sentenza è solo un tassello. La vera giustizia si compirà solo quando anche il mandante dell’omicidio sarà condannato”, ha dichiarato Paul Caruana Galizia, uno dei figli della giornalista, oggi anch’egli impegnato nel giornalismo investigativo. Per la famiglia Caruana Galizia, la condanna dei fornitori della bomba rappresenta un momento di sollievo, ma non ancora di chiusura. “Mia madre non è morta per niente – ha aggiunto –. Oggi Malta è un posto un po’ più sicuro per i giornalisti, ma ci resta ancora tanta strada da fare”.

Il processo a Yorgen Fenech, sospettato di essere l’ideatore dell’omicidio, dovrebbe iniziare nei prossimi mesi. Arrestato nel 2019 mentre tentava di lasciare l’isola a bordo del suo yacht privato, Fenech è accusato di aver commissionato l’attentato per silenziare le rivelazioni che Caruana Galizia stava pubblicando sul suo ruolo nell’ambiguo affare della centrale elettrica Electrogas e nei traffici offshore.

La sentenza contro Vella e Agius arriva anche a pochi giorni da un nuovo richiamo del Parlamento europeo a Malta, affinché attui pienamente le raccomandazioni dell’inchiesta pubblica indipendente del 2021, che aveva individuato responsabilità gravi da parte dello Stato nella protezione inadeguata della giornalista e nella cultura di impunità che ha permesso l’attentato.

Intanto, il governo maltese ha annunciato nuove misure per la protezione dei giornalisti e la riforma del sistema giudiziario. Ma molte organizzazioni indipendenti, tra cui l’ECPMF (European Centre for Press and Media Freedom), restano scettiche. “Finché le istituzioni non dimostreranno concretamente di saper contrastare i poteri corrotti, la libertà di stampa a Malta continuerà a essere sotto minaccia”, si legge in un comunicato diffuso a seguito della sentenza.

L’omicidio di Daphne Caruana Galizia ha rappresentato un trauma profondo per l’isola. Le proteste popolari, l’attenzione dell’Europa e la pressione costante della famiglia hanno impedito che il caso fosse insabbiato, ma il percorso verso la verità resta ancora incompleto. L’ergastolo inflitto a chi ha materialmente contribuito all’attentato è un segnale forte. Ma la vera sfida, ora, è assicurare alla giustizia anche i vertici della catena criminale e garantire che nessun’altra voce, in futuro, venga fatta tacere con la violenza.

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Mario Maffei