Vivere con la spada di Damocle di una querela temeraria pendente da 27 anni: in Italia succede anche questo. E lo abbiamo appreso oggi al Forum, nel corso del quale
Antonella Napoli, reporter e scrittrice, direttrice della rivista Focus on Africa e firma di testate nazionali ed estere, ha ripercorso le tappe di questa surreale e drammatica vicenda. Pur avendo basato la sua inchiesta su prove documentali e note della polizia giudiziaria, confermate dall’ordinanza di custodia cautelare del procedimento divenuto di dominio pubblico nel maggio del 1988 a carico di una personalità di alto profilo, il giudice Alessandro Fedullo, presidente del TAR di Salerno, la giornalista è stata denunciata per diffamazione nel dicembre del 1998.
Napoli ha dovuto subire una vera e propria azione persecutoria che si è protratta anche dopo l’archiviazione della querela, nonostante abbia rispettato tutte le regole deontologiche ed etiche, oltre che professionali (certezza delle fonti, richiesta al querelante di esporre la propria posizione ).
“Dal 1998, all’epoca ero cronista di nera e di giudiziaria a Salerno, sono stata protagonista, o meglio vittima – dice Antonella Napoli – prima di minacce in caso di mancata rettifica di quanto scritto nell’articolo contestato – in cui riportavo del coinvolgimento in un’inchiesta su aborti clandestini del giudice Fedullo, indagato per peculato in quanto aveva portato ad abortire illegalmente la giovane amante nello studio privato del ginecologo a capo del giro dei “cucchiai d’oro”, un suo caro amico – e poi della querela per diffamazione.
Quando il procedimento giudiziario penale è stato archiviato, il querelante è passato al civile con una richiesta di danni di 100mila euro. Ebbene, questo nuovo contenzioso è in attesa da otto mesi di essere “estinto” perché il tribunale di Vallo della Lucania (dove era stato trasferito per difetto di giurisdizione da Napoli, che lo aveva “ereditato” da Salerno per incompatibilità in quanto Fedullo era il presidente del Tar di Salerno) per la mancata riassunzione del procedimento dopo la morte dell’avvocato dei nuovi soggetti querelanti (gli eredi del giudice Fedullo, che nel frattempo era morto nel 2011)”.
Insomma, essendo abbondantemente scaduti i termini dei 3 mesi dall’interruzione del procedimento, con il decesso ad aprile del difensore delle parti querelanti erano fissati al 5 luglio scorso, non si può che archiviare.
Purtroppo per i soliti ritardi della giustizia, il procedimento resta aperto.
L’Ordine dei giornalisti, che segue con attenzione la vicenda, ha espresso solidarietà ad Antonella Napoli con un comunicato ufficiale e sta valutando le azioni da intraprendere per denunciare con forza la stortura della legge sulla diffamazione.
“Sarebbe opportuna una presa di posizione forte di tutte le associazioni di categoria – conclude la giornalista – Non per il caso singolo di per sé, ma per far comprendere cosa rappresenta una querela bavaglio come questa: un peso che ti puoi trascinare dietro per tutta la vita”.
Una storia paradossale che il Forum delle giornaliste del Mediterraneo ha voluto riportare all’attenzione dell’opinione pubblica (si tratta del caso più longevo al mondo di querela temeraria) come testimonianza dell’assurdità dell’attacco alla libertà di informazione per via giudiziaria, le cosiddette Slapp.
Soprattutto a fronte del fatto che nella legge di delegazione europea, che ha concluso l’iter la scorsa settimana, non sia stata recepita la Direttiva Anti-Slapp.
“Siamo il paese europeo con il più alto numero di querele temerarie, che non sono un problema dei giornalisti, ma rappresentano un attacco alla democrazia. Esprimiamo solidarietà ad Antonella Napoli – ha detto Marilù Mastrogiovani, ideatrice del Forum – e ci uniamo alle organizzazioni europee – oltre a quelle italiane, da Articolo 21 alla Fnsi- che si sono occupate del suo caro, tra cui l’ECPMF, per assicurarle il nostro sostegno, chiedendo che venga presto recepita anche dall’Italia la direttiva europea anti-SLAPPS. Abbiamo tempo fino al maggio 2026, poi partiranno le sanzioni.”.
Il lato paradossale di questa assurda vicenda è che se il provvedimento sarà estinto, la giornalista non avrà neanche diritto al risarcimento delle spese legali.
Un’ulteriore beffa.