Le grandi trasformazioni contemporanee – intelligenza artificiale, transizione digitale, crisi climatica, mutamento del lavoro e dei sistemi di cura – non sono neutre rispetto al genere. Il panel interroga l’innovazione come campo di potere: chi produce conoscenza, chi decide, quali corpi e quali esperienze diventano visibili, quali restano ai margini. A partire dalle evidenze del Rapporto GETA 2026, il confronto mette in relazione bias algoritmici, divari digitali, medicina genere-specifica, leadership, valutazione della ricerca e giustizia climatica, mostrando come le disuguaglianze possano riprodursi anche dentro i dispositivi che promettono progresso. La prospettiva di genere diventa così una chiave epistemica e politica per ripensare scienza e innovazione, non come processi astratti o inevitabili, ma come infrastrutture sociali da governare democraticamente, affinché pluralità, cura, inclusione e responsabilità diventino criteri sostanziali della trasformazione. Il corretto linguaggio di genere e la pari rappresentanza di genere su ogni mass media diventa così un dovere deontologico per giornaliste e giornalisti; una rivoluzione culturale per decostruire le radici della violenza.
Temi deontologici: art. 1-2-3-4-5, 13 del Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti e Carte deontologiche.
Modera:
Sabino Di Chio, Uniba
Intervengono:
Serenella Molendini, Componente Osservatorio GETA CNR, , esperta in politiche di genere e diritto antidiscriminatorio
Sveva Avveduto, presidente GETA CNR
Lella Ruccia, Consigliera di parità Regione Puglia
Giuliana Rubbia, Senior Technologist e Presidente Commissione EDI, INGV