European Press Prize 2026: giornaliste in evidenza

Lisbona sarà la capitale del giornalismo europeo il prossimo 3 giugno, con le donne in prima fila


Il 3 giugno 2026, presso la Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona, verrà assegnato l’European Press Prize, uno dei riconoscimenti più prestigiosi per il giornalismo europeo indipendente. La shortlist 2026 comprende 25 opere in 34 paesi, selezionate tra oltre 800 candidature, e abbraccia cinque categorie:

  • Distinguished Reporting,
  • Innovation,
  • Investigative Reporting,
  • Migration Journalism
  • Public Discourse.

Il premio non è solo una cerimonia: è preceduto da un ricco programma diurno intitolato Collective Conscience: A Case for the Human Perspective, che mette al centro la coscienza critica del giornalismo contemporaneo. E ciò che colpisce, guardando l’intera manifestazione, è la presenza straordinaria di giornaliste donne, protagoniste tanto sul palco quanto nelle inchieste selezionate.

Apre i lavori una performance di giornalismo dal vivo firmata da Stéphane Horel e Raphaëlle Aubert di Le Monde, coordinatrici del Forever Lobbying Project: un’indagine che ha calcolato in oltre 2 trilioni di euro il costo della bonifica dall’inquinamento da PFAS, i cosiddetti “forever chemicals”, in Europa, coinvolgendo 44 giornalisti, accademici e partner media in 16 paesi. Un lavoro decennale, guidato in larga misura da donne, che dimostra come il giornalismo d’inchiesta richieda tempo, rigore e coraggio.

Nel panel sulle collaborazioni transfrontaliere, moderato da Lydia Emmanouilidou di Solomon, figura nominata nella categoria Migration Journalism, intervengono Lisa Kreutzer di andererseits e Sofia Cherici, parte del team di Scrap Wars: un’indagine che ha dimostrato come i rottami metallici sottratti ai quartieri bombardati in Siria, Libia e Ucraina finanzino macchine da guerra ancora attive.

Il team di Civio — con María Álvarez del Vayo e Carmen Torrecillas — porta in sala la propria inchiesta Mole or Cancer?, su uno strumento diagnostico AI che non rilevava un melanoma su tre. Rigore scientifico e giornalismo investigativo al femminile, applicati alla sanità pubblica.

Tre sessioni successive affrontano la copertura della sofferenza umana. Nidžara Ahmetašević, giornalista, ricercatrice e attivista di Sarajevo con oltre vent’anni di esperienza, da Al Jazeera al New Yorker, parla delle rotte migratorie minate della Bosnia. Ana Patrícia Silva, laureata EPP 2024, presenta il suo lavoro sulle donne nelle carceri portoghesi, voce di chi normalmente non ha voce.

Nel dibattito pre-Lisbona al Festival del Giornalismo di Perugia, la giudice Clara Jiménez Cruz, cofondatrice di Maldita.es, ha detto qualcosa di significativo: negli ultimi anni il fattore umano è diventato sempre più determinante nel suo giudizio, al punto da commuoversi leggendo alcuni lavori in shortlist. In un mondo che si è allontanato dall’empatia, ha osservato, quando un pezzo di giornalismo la ritrova, risalta in modo assoluto.

Jennifer Athanasiou-Prins, direttrice esecutiva dell’European Press Prize, ha sottolineato che la shortlist 2026 riflette ciò che il premio intende per qualità giornalistica: indipendenza, interesse pubblico e impegno per la democrazia in Europa.

La serata del 3 giugno si aprirà alle ore 18:00 con la cerimonia di premiazione e la celebrazione di nominate, vincitrici e finaliste. Un appuntamento che quest’anno, più che mai, racconta un giornalismo europeo che resiste — e lo fa, spesso, con una firma al femminile.

Condividi
Redazione Giornaliste.Org