Panel 7 – Messaggio di Rosa Vinciguerra

Rosa Vinciguerra è Capo sezione Politiche di genere e Gender Advisor dello Stato Maggiore della Difesa;
Vice Presidente del Consiglio Interforze sulla prospettiva di genere del Capo di Stato Maggiore della Difesa

Care amiche di Noi Rete Donne, grazie per questo Convegno e per aver scelto un tema che mi sta molto a cuore.

Tutte le occasioni devono essere colte, e il vostro Convegno è un esempio, per ribadire il ruolo delle donne nei processi di pace e di sicurezza, evidenziandone la partecipazione attiva nelle ricostruzioni post-conflitto e il contributo alla prevenzione della guerra e alla costruzione della pace.

Senza le donne è impossibile raggiungere una pace duratura intesa non soltanto come assenza di guerra ma come realizzazione di società giuste e sostenibili. Purtroppo però, il gap tra le indicazioni normative e la realtà rimane ampio. Oltre a essere un tema giustizia sociale e di diritti umani, l’esclusione delle donne dai processi di pace ha una ricaduta negativa sulla stabilità e sulla sicurezza. Numerosi studi realizzati da centri di ricerca, università e istituzioni come UN Women confermano che, laddove c’è una significativa presenza di donne durante i negoziati, aumentano non solo le probabilità che gli accordi di pace siano raggiunti ma anche che i loro effetti durino nel tempo. Ciò accade perché le donne esprimono la capacità di inserire nei negoziati argomenti che toccano le cause strutturali dei conflitti e temi fondamentali per la giustizia sociale come, ad esempio, il reinserimento degli ex combattenti e la riconciliazione interetnica.

Nonostante queste evidenze l’adempimento delle indicazioni della risoluzione 1325 è ancora lontano dal definirsi un obiettivo raggiunto. Le donne sono ancora largamente sottorappresentate nei negoziati di pace ufficiali per cui occorre rendere più incisiva la loro partecipazione prevedendo misure come, a esempio, la creazione di quote minime o di regole vincolanti per la presenza femminile, incentivandone ulteriormente la leadership nelle missioni ONU e nelle istituzioni nazionali per la Difesa e la Sicurezza.

E’ anche necessario sostenere la leadership e le reti di donne locali includendole nei processi istituzionali, evitando che restino confinate in contesti lontani dai luoghi decisionali.

E’ altrettanto importante esaltare il contributo delle donne nella prevenzione dell’estremismo violento dando loro ascolto come prime “sentinelle” contro la radicalizzazione nelle comunità.

Non va, infine, sottovalutata la promozione delle giovani donne nei movimenti civici e nelle istituzioni, sostenendo lo scambio intergenerazionale e l’agenda su <<Giovani, Pace e Sicurezza>>, nata dalla risoluzione 2250 (2015) con cui, lo stesso Consiglio di Sicurezza, accanto a quello delle donne, affronta il ruolo dei giovani (18-29 anni) nella pace e sicurezza internazionale.

Ogni attenzione, anche la più piccola, dedicata a questi temi deve entrare a far parte di un impegno sistemico che ci chiama a condurre una vera e propria battaglia di civiltà.

Grazie

(Foto: DIRE)

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Marilù Mastrogiovanni