Il 4 maggio 2026, presso la Columbia University di New York (nella foto), sono stati annunciati i vincitori dei Premi Pulitzer 2026. La cerimonia è stata segnata da un forte messaggio politico: più di un terzo dei riconoscimenti è andato a inchieste sul potere presidenziale di Donald Trump, mentre l’amministratrice del Premio, Marjorie Miller, ha preso una posizione netta e senza precedenti, denunciando apertamente le minacce alla libertà di stampa poste dall’attuale presidente.
Nel suo discorso introduttivo, Miller ha tracciato un quadro allarmante: restrizioni all’accesso dei giornalisti alla Casa Bianca e al Pentagono, cause legali miliardarie per diffamazione intentate da Trump contro diverse testate, attacchi alla libertà di parola nelle strade. Ha ribadito con fermezza che il comitato dei Pulitzer sostiene il “dibattito civile”, si oppone a ogni forma di censura e difende il Primo Emendamento e il diritto di accesso alle istituzioni governative. Un atto di accusa esplicito all’amministrazione in carica, pronunciato prima ancora di aprire le buste.
Il fotografo palestinese che ha documentato Gaza
Il premio più simbolicamente potente della serata è andato a Saher Alghorra, fotografo palestinese collaboratore del New York Times, che si è aggiudicato il Pulitzer per la fotografia di cronaca con una serie di immagini definite dalla giuria “strazianti” e “di grande sensibilità”. Il suo lavoro, intitolato Trapped in Gaza: Between Fire and Famine, documenta la fame, la distruzione e la crisi umanitaria nell’enclave palestinese a seguito degli attacchi israeliani dal 7 ottobre 2023. Un riconoscimento che arriva dopo che le stesse immagini avevano già ottenuto il primo premio per la fotografia di guerra al Prix Bayeux Calvados-Normandie in Francia. Tra i finalisti nella stessa categoria, i fotografi di Reuters per la copertura delle operazioni di controllo dell’immigrazione negli Stati Uniti e i colleghi del Los Angeles Times per gli incendi devastanti in California.
Il New York Times è stato premiato anche per la fotografia redazionale con ulteriori immagini da Gaza che mostrano la distruzione e la crisi umanitaria in corso: una doppia testimonianza visiva di ciò che accade nell’enclave, portata all’attenzione del mondo grazie al coraggio di chi continua a documentare nonostante tutto.
Inchieste sul potere: Trump nel mirino della stampa americana
Il Washington Post ha vinto il Premio per il Servizio Pubblico per la sua inchiesta sulla ristrutturazione “caotica” delle agenzie federali voluta da Trump e sulle conseguenze umane dei tagli. Il New York Times ha ricevuto il premio per il giornalismo d’inchiesta per aver rivelato come Trump e i suoi alleati abbiano tratto profitto finanziario dai legami con i ricchi Stati del Golfo e dai progetti sulle criptovalute. Reuters ha ottenuto il premio per il giornalismo nazionale per la documentazione sistematica dell’uso — e dell’abuso — del potere esecutivo da parte del presidente e delle pressioni esercitate sui suoi oppositori.
Un riconoscimento speciale è stato assegnato a Julie K. Brown del Miami Herald per i suoi reportage del 2017-2018 sul caso Jeffrey Epstein, che avevano portato alla luce un sistema di abusi sistematici su giovani donne e le complicità giudiziarie che lo avevano reso possibile. Un lavoro che ha dimostrato come il giornalismo d’inchiesta condotto da una singola reporter possa cambiare il corso della giustizia.
Il giornalismo locale tiene
Miller ha voluto sottolineare la resilienza delle testate locali e delle startup digitali, che rappresentano oltre un terzo dei premi assegnati quest’anno: una risposta concreta a chi sostiene che l’informazione di prossimità sia in declino. Il Chicago Tribune è stato premiato per la copertura delle operazioni federali di controllo dell’immigrazione e del loro impatto sulla città. Il Connecticut Mirror e ProPublica hanno vinto per un’inchiesta sugli abusi nel processo di rimpatrio dei veicoli. Il Minnesota Star Tribune ha ricevuto il premio per la cronaca immediata per la copertura di una sparatoria in una scuola cattolica in cui hanno perso la vita due bambini.
Sorveglianza, tecnologia e altri riconoscimenti
L’Associated Press ha vinto il premio per il giornalismo internazionale con un’inchiesta globale sulle tecnologie di sorveglianza sviluppate nella Silicon Valley, poi esportate in Cina e utilizzate dalla polizia di frontiera americana per scopi non dichiarati. I giornalisti di Reuters Jeff Horwitz ed Engen Tham hanno vinto il premio per il giornalismo specializzato per aver rivelato come Meta abbia esposto utenti — tra cui minori — a truffe e manipolazioni attraverso l’intelligenza artificiale.
Istituiti nel 1917, i Premi Pulitzer restano il riconoscimento più prestigioso del giornalismo americano. Quest’anno, forse più che in passato, la scelta dei vincitori è essa stessa una dichiarazione: il giornalismo indipendente resiste, e il comitato che assegna i premi più ambiti della professione non ha esitato a schierarsi, apertamente, dalla sua parte.