Palestina e colonialismo: le colpe dell’Occidente

Il ricavato della vendita del libro “Palestina tra Oriente e Occidente – Anglosfera, ferite coloniali, re-esistenza decoloniale” di Luigi Cazzato (Meltemi Editore) viene devoluto all’Associazione di Cooperazione e Solidarietà ONLUS, da vent’anni attiva a Gaza

Il nuovo saggio del prof. Luigi Carmine Cazzato, ordinario di Letteratura Inglese presso l’Università di Bari, coordinatore del Master in Giornalismo sempre di UNIBA e membro del comitato scientifico del Forum delle Giornaliste del Mediterraneo, è un libro tanto drammatico quanto necessario. Attraverso una trattazione scientificamente rigorosa e nondimeno declinata in una lingua italiana molto chiara e accessibile, propone la ricostruzione storica della questione palestinese osservata dalla prospettiva delle vittime.

L’idea che la Palestina sia un “altrove” lontano, confinato in un Oriente percepito come estraneo all’Occidente, è profondamente messa in discussione. Così come l’affermazione propagandistica secondo la quale la “guerra” ha avuto inizio il 7 ottobre 2023. In realtà la tragedia di Gaza e dei Territori occupati di Cisgiordania (West Bank) sono il risultato diretto di decisioni prese unilateralmente nel cuore dell’Europa e dell’anglosfera. Da qui l’urgenza di decostruire narrazioni consolidate, evidenziando le radici coloniali del conflitto e restituendo centralità e dignità alla questione palestinese che affonda le sue radici nel “colonialismo di insediamento”, un modello di occupazione già sperimentato in America e in Australia, dove la conquista europea si è tradotta nella cancellazione e nello sterminio delle popolazioni autoctone.

Storia di un’occupazione coloniale

La dichiarazione Balfour del 1917, con cui il governo britannico promise la Palestina agli ebrei europei, rappresenta una violenta rottura del precedente equilibrio ottomano, nel quale i dominatori musulmani hanno convissuto pacificamente per secoli con ebrei e cristiani.  Da quel momento il “Medio Oriente” (connotazione geografica anglocentrica contestata da Cazzato), sprofonda nell’abisso dell’occupazione coloniale attraverso alcune drammatiche tappe: il Mandato britannico sulla Palestina formalmente iniziato nel 1920, le prime insurrezioni arabe culminate nella Rivolta del Muro del Pianto del 1929, la grande rivolta araba del 1936-39, la seconda guerra mondiale, l’orrore della Shoah e il conseguente senso di colpa europeo verso i propri concittadini di religione ebraica che, il 14 maggio 1948, portò alla dichiarazione di nascita dello Stato di Israele e l’immediata espulsione di circa 700.000 palestinesi, evento ricordato come Nakba.

Una traiettoria sempre più dolorosa che vedrà molte drammatiche tappe di cui riportiamo solo le principali: 1956 (Crisi di Suez), 1967 (Guerra dei sei giorni), 1973 (Guerra del Kippur), 1978 (Accordi di Camp David), 1982 (Massacro di Sabra e Shatila), 1987 (prima Intifada), 1993 (Accordi di Oslo), 1994 (massacro di Hebron), 1999 (fallimento del summit di Camp David), 2000 (seconda Intifada), 2002 (avvio della costruzione del “muro dell’apartheid” in Cisgiordania e continua espansione dei coloni israeliani, protetti dall’esercito), 2004 (morte di Arafat), 2009 (operazione piombo fuso), 2014 (operazione margine di protezione, ultimo grande eccidio a Gaza), 2017 (il presidente americano Trump riconosce Gerusalemme come capitale di Israele), 2021 (ennesimo conflitto Israele-Gaza con centinaia di gazawi uccisi).

Alla radice del colonialismo europeo

Alla disperazione per la repressione e l’occupazione militare, si aggiunge l’umiliazione per il ribaltamento narrativo e l’occultamento delle origini coloniali del conflitto, che finiscono col trasformare i colonizzati in aggressori e i colonizzatori in vittime. Un meccanismo propagandistico che ha trovato terreno fertile nell’opinione pubblica occidentale, incapace o non disposta a mettere in discussione i propri miti fondativi. In questo senso, il libro intreccia la Nakba con la Shoah, due catastrofi che, pur nelle loro differenze, condividono una radice (anche semantica) comune.

Luigi Cazzato individua nel 1492, anno della cosiddetta “scoperta” – in realtà conquista – dell’America, l’inizio di un processo di disumanizzazione che ha segnato profondamente la modernità occidentale. La cancellazione dei nativi americani, la riduzione in schiavitù delle centinaia di popoli africani, lo sterminio degli aborigeni australiani, non sono episodi marginali ma tappe di un lungo percorso che conduce fino ai genocidi del Novecento, inclusi la Shoah e la Nakba. In entrambi i casi, l’altro viene reso sacrificabile attraverso un’operazione di de-umanizzazione che nega il diritto all’esistenza. Questo filo rosso permette di comprendere come la questione palestinese non sia un incidente della storia, ma parte integrante della logica coloniale della modernità.

Un altro aspetto su cui il prof. Cazzato insiste è l’Omissione Postcoloniale. Nonostante Edward Said, padre degli studi postcoloniali, abbia fatto della Palestina il cuore della sua riflessione, gran parte della ricerca successiva ha preferito ignorare questa realtà, relegandola a margine del discorso accademico. È come se la Palestina fosse un “non-luogo”, cancellata non solo dalle mappe politiche ma anche dal linguaggio della cultura e della teoria. Questa invisibilità è aggravata dalla retorica mediatica, che riproduce meccanismi di occultamento e deformazione. Parlare di “guerra” a Gaza significa infatti presupporre la presenza sul campo di due eserciti, mentre in realtà si tratta di un conflitto asimmetrico tra un potere occupante e una popolazione civile priva di uno Stato. Allo stesso modo, i palestinesi “muoiono”, mentre gli israeliani “vengono uccisi”: una distinzione linguistica che trasforma la violenza in fatalità naturale e contribuisce a legittimare l’ordine coloniale. La grammatica, ricorda Cazzato, è essa stessa un campo di battaglia.

Il libro si chiude con uno spiraglio sul futuro: l’idea di un ordine post-nazionale, in cui le identità religiose ed etniche possano convivere in un’unica entità politica, recuperando la tradizione di pluralismo che aveva caratterizzato la Palestina prima della colonizzazione. Un orizzonte che appare utopico, ma che ha la forza di incrinare la logica binaria dei “due popoli, due Stati”, ormai impraticabile. È un invito a immaginare la liberazione non come un evento isolato, ma come parte di una battaglia globale contro la colonialità, e a restituire alla Palestina il diritto di essere guardata e riconosciuta nella sua verità storica.

Presentazioni itineranti e racconta fondi per Gaza

Nel corso dell’estate 2025 Luigi Cazzato ha presentato il libro in decine di appuntamenti in tutta la Puglia (e oltre). L’accademico ha dialogato con numerose figure di spicco e si è reso sempre generosamente disponibile ad aprire i dibattito in sala e rispondere alle domande. In questi eventi non è stato taciuto il termine “genocidio”, associato al massacro dei civili palestinesi ad opera dell’esercito israeliano.

Nel corso delle presentazioni il ricavato delle vendite del volume viene destinato alla ONG ACS-Italia che opera a Gaza da vent’anni.

Questi i prossimi incontri:

27 settembre 2025 – Alessano (LE) – Libreria Idrusa;

2 ottobre 2025 – Conversano (BA) – Spazio Raampavilla;

4 ottobre 2025 – Gravina (BA) – Biblioteca “la casa del fuorilegge”;

8 ottobre 2025 – Bari – Libreria Feltrinelli,

17 ottobre 2025 – Bari . Istituto superiore Bianchi Dottula

Inseriremo qui di seguito i prossimi appuntamenti

Per acquistare il libro presso l’editore: https://www.meltemieditore.it/catalogo/palestina-fra-oriente-occidente/

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Mario Maffei