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La forma di giornalismo “embedded”, nata nel 2003, ha un limite: permette al giornalista di raccontare la guerra dal punto di vista del soldato.
Come è cambiato il modo di fare giornalismo di guerra? Qual è il ruolo dell’inviato nell’era dei social media? La professione del giornalista di guerra e gli strumenti del mestiere sono cambiati profondamente con Internet e i social media, ma la figura dell’inviato continua ad essere essenziale per una corretta informazione dalle zone di conflitto.
Blogging e microblogging, da whatsapp a telegram, possono informare aggirando la censura?
In Italia le minacce verso i giornalisti aumentano ma è sempre più difficile mettere a fuoco il volto dei mafiosi. Il sistema giudiziario italiano ha le maglie troppe larghe per bloccare chi fiancheggia la mafia nella zona grigia.
Il Kosovo è nel cuore dell’Europa eppure non fa parte della Ue. Per la sua storia, con le nuove spinte indipendentiste nei Paesi membri, è diventato un punto di osservazione privilegiato per comprendere le tensioni sociali comuni a molte nazioni.
Il 3 febbraio del 2016 il corpo di Giulio Regeni, ricercatore di Fiumicello, viene ritrovato con evidenti segni di tortura nella periferia del Cairo. Una morte atroce non nuova ai numerosi prigionieri politici egiziani ma drammaticamente unica per un cittadino straniero.
E se venisse proprio dal mondo musulmano la spinta a superare le secolari discriminazioni nei confronti delle donne? E di conseguenza il mondo occidentale fosse costretto a rivedere le proprie posizioni critiche nei confronti dell’Islam?
Negli ultimi quattro anni, Siria e Iraq sono stati raccontati come le terre dell’Isis. Fondamentalismo, violenze, decapitazioni e rapimenti hanno riempito le cronache dei media internazionali.
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